<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	>

<channel>
	<title>Test di Paternità - Genetica Forense</title>
	<atom:link href="http://blog.paternita.eu/?feed=rss2" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://blog.paternita.eu</link>
	<description>Soluzioni ed approfondimenti d'Intelligence</description>
	<pubDate>Sun, 25 Jul 2010 14:08:29 +0000</pubDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.7.1</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Il DNA in un codice a barre: come mappare rapidamente il genoma</title>
		<link>http://blog.paternita.eu/?p=73</link>
		<comments>http://blog.paternita.eu/?p=73#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 25 Jul 2010 14:08:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<category><![CDATA[codice a barre]]></category>

		<category><![CDATA[dna]]></category>

		<category><![CDATA[mappatura genoma]]></category>

		<category><![CDATA[pnas]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.paternita.eu/?p=73</guid>
		<description><![CDATA[Un team di ricercatori finanziati dall&#8217;UE ha creato un metodo facile ed economico per &#8220;sciogliere&#8221; le molecole di DNA (acido deossiribonucleico) in un codice a barre in 1 o 2 ore - invece delle normali 24. Questa nuova tecnica, descritta su Proceedings of the National Academy of Sciences USA, potrebbe essere usata per una mappatura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un team di ricercatori finanziati dall&#8217;UE ha creato un metodo facile ed economico per &#8220;sciogliere&#8221; le molecole di DNA (acido deossiribonucleico) in un codice a barre in 1 o 2 ore - invece delle normali 24. Questa nuova tecnica, descritta su Proceedings of the National Academy of Sciences USA, potrebbe essere usata per una mappatura genetica rapida e per la diagnosi medica.</p>
<p>Il progetto READNA (&#8221;Revolutionary approaches and devices for nucleic acid analysis&#8221;) ha ricevuto quasi 12 Mio EUR dal Tema Salute del Settimo programma quadro (7° PQ), che sovvenziona tecniche innovative per il sequenziamento del DNA e l&#8217;identificazione del genotipo per rivoluzionare i metodi di analisi dell&#8217;acido nucleico.</p>
<p>&#8220;Mappare il genoma di una persona è attualmente un processo costoso e complicato,&#8221; ha spiegato Jonas Tegenfeldt dell&#8217;Università di Lund in Svezia. Questa nuova tecnica potrebbe risolvere entrambi i problemi. Innanzitutto necessita di una sola molecola di DNA per l&#8217;analisi, quindi non è necessario amplificare preventivamente il DNA e poi non richiede pretrattamento o frammentazione della molecola di DNA e quindi può rilevare variazioni lungo la sequenza di DNA senza compromettere l&#8217;organizzazione generale del genoma.</p>
<p>Il processo è quindi più veloce ed economico. Permette anche confronti tra cellule senza dover fare la media dei risultati su un gruppo di molecole amplificate. Queste caratteristiche ne fanno il candidato perfetto per le analisi di routine negli ospedali, per esempio per scoprire se un paziente ha una predisposizione genetica per una malattia.</p>
<p>I codici a barre del DNA non sono una novità ma questo metodo introduce un nuovo modo di ottenerli. La tecnica si basa sul fatto che parti diverse della molecola di DNA si sciolgono a temperature diverse.</p>
<p>La molecola di DNA è costituita da due filamenti che si possono separare in laboratorio per effettuare le analisi. Ogni filamento di DNA ha una sequenza diversa, cioè una successione caratteristica di basi azotate chiamate adenina, timina, guanina e citosina (A, T, G, e C). I due filamenti sono tenuti insieme da legami tra le basi azotate: &#8220;A&#8221; può accoppiarsi solo con &#8220;T&#8221; e &#8220;G&#8221; si accoppia sempre con &#8220;C&#8221;. La coppia &#8220;G-C&#8221; è legata in modo più saldo rispetto alla coppia &#8220;A-T&#8221; e quindi è necessaria una temperatura più alta per scioglierla.</p>
<p>I ricercatori hanno stirato il DNA in un nanocanale prima di riscaldarlo fino alla temperatura alla quale solo i legami &#8220;A-T&#8221; si sciolgono. Il DNA viene precedentemente macchiato con una speciale sostanza fluorescente in modo da ottenere un&#8217;immagine della molecola sciolta. Lo schema di scioglimento parziale rivela la sequenza sottostante in maniera grossolana: le parti ricche di &#8220;A-T&#8221; che si sciolgono emettono meno fluorescenza e diventano campi scuri nel codice a barre. Il codice a barre è unico per la specifica sequenza di ogni molecola di DNA analizzata.</p>
<p>Il consorzio READNA comprende ricercatori di 12 istituzioni accademiche e 6 aziende private in tutta Europa. Il gruppo sta applicando i vantaggi della tecnologia di nanofabbricazione - sviluppata originariamente per il settore industriale del circuito integrato - all&#8217;assemblaggio di dispositivi &#8220;nano-fluidi&#8221; su piccola scala per la manipolazione e l&#8217;analisi delle singole molecole.</p>
<p>La tecnica del codice a barre è stata adesso brevettata e potrebbe avere importanti applicazioni mediche, per esempio per identificare virus e batteri in un paziente. Secondo il dott. Tegenfeldt, &#8220;possiamo anche scoprire se c&#8217;è qualcosa di che non va nel genoma umano, perché è possibile vedere se una parte del cromosoma si è mossa per qualche motivo. È quello che succede in alcune malattie.&#8221;</p>
<p>da: Notiziario Cordis<br />
maggiori info: <a href="http://www.paternita.eu">www.paternita.eu</a> , <a href="http://www.testdipaternita.info">www.testdipaternita.info</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.paternita.eu/?feed=rss2&amp;p=73</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Lo rivela uno studio italiano: respirare smog modifica il DNA in soli sette giorni.</title>
		<link>http://blog.paternita.eu/?p=70</link>
		<comments>http://blog.paternita.eu/?p=70#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 09 Jul 2010 17:44:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<category><![CDATA[dna]]></category>

		<category><![CDATA[pm10]]></category>

		<category><![CDATA[smog]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.paternita.eu/?p=70</guid>
		<description><![CDATA[ Respirare smog ci cambia il Dna. E bastano solo 7 giorni con i livelli di Pm10 sopra la soglia limite per scatenare questo fenomeno di riprogrammazione dei geni. Parola di scienziati italiani. Un gruppo di ricercatori dell&#8217;università Statale di Milano (Policlinico di Milano) ha studiato prima i vigili urbani della metropoli lombarda, poi gli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> Respirare smog ci cambia il Dna. E bastano solo 7 giorni con i livelli di Pm10 sopra la soglia limite per scatenare questo fenomeno di riprogrammazione dei geni. Parola di scienziati italiani. Un gruppo di ricercatori dell&#8217;università Statale di Milano (Policlinico di Milano) ha studiato prima i vigili urbani della metropoli lombarda, poi gli anziani di Boston, adesso gli operai di un&#8217;acciaieria italiana. E i risultati sono sempre gli stessi: &#8220;Abbiamo scoperto che nelle cellule di persone esposte all&#8217;inquinamento dell&#8217;aria, il livello di metilazione del Dna (cioè l&#8217;aggiunta di particolari gruppi chimici a regioni specifiche di Dna) cambia rispetto a chi non lo è&#8221;, spiega all&#8217;Adnkronos Salute uno degli autori delle ricerche, Andrea Baccarelli, responsabile del Centro di epidemiologia molecolare e genetica del Policlinico di Milano e adjunct professor all&#8217;Harvard School of Public Health di Boston.</p>
<p>&#8220;In pratica - conferma - stiamo dimostrando che respirare aria inquinata può mettere a soqquadro il nostro Dna, determinando la riprogrammazione della funzione dei nostri geni, anche soltanto dopo 7 giorni caratterizzati da livelli di inquinamento sopra la soglia&#8221;. Il nuovo filone di ricerca sarà al centro della sessione inaugurale del 21esimo International Thrombosis Congress, che si terrà da domani al 9 luglio a Milano. L&#8217;appuntamento scientifico è presieduto da Pier Mannuccio Mannucci, professore ordinario di medicina interna all&#8217;università di Milano e direttore della Clinica Medica del Policlinico di Milano. Una prima evidenza era arrivata da uno studio che aveva coinvolto in tutto circa 200 persone fra cui i vigili urbani di Milano, categoria particolarmente esposta alle polveri sottili, lavorando in mezzo al traffico cittadino. I vigili erano stati confrontati con impiegati di ufficio e le differenze fra i due gruppi erano balzate subito agli occhi.<br />
Da qui la decisione di allargare la ricerca. &#8220;Siamo volati a Boston dove abbiamo analizzato i campioni di sangue di 1.800 anziani, anche centenari, soggetti più suscettibili agli effetti dello smog&#8221;, racconta lo specialista. Anche in questo caso sono risultati cambiamenti nel Dna. &#8220;Lo studio è confermato da indagini simili che stiamo conducendo su popolazioni italiane e la cosa interessante - sottolinea Baccarelli - è che nella stessa popolazione in cui si è osservata, in concomitanza di picchi di inquinamento, una consistente diminuzione della metilazione di particolari regioni del genoma, si è anche osservato un aumento della frequenza di infarti e ictus. Questo ci fa sospettare che i due fenomeni siano legati&#8221;.<br />
Ulteriori conferme stanno arrivando dallo studio sugli operai dell&#8217;acciaieria. &#8220;Li abbiamo reclutati perché lavorano in ambienti in cui le polveri sottili sono molto alte e sono soggetti a un&#8217;esposizione intermittente che ci permette di analizzare gli effetti sul Dna a fine turno, facendo confronti con i valori registrati all&#8217;inizio del turno. Dai primi risultati è emerso che i geni infiammatori vengono riprogrammati completamente dalle polveri sottili. E questo tipo di alterazione epigenetica predispone alla trombosi&#8221;, avverte l&#8217;esperto.<br />
Questo filone di ricerca nasce da dati epidemiologici: &#8220;Abbiamo osservato che le polveri sottili, un insieme di inquinanti aerei e solidi generati da processi di combustione (traffico ma anche da riscaldamento domestico e attività industriali), attivano in senso infiammatorio le cellule immunitarie presenti nelle vie aeree, in particolare i macrofagi alveolari - spiega Mannucci - Queste cellule residenti nei bronchi e nei polmoni, contaminate dalle polveri, producono grandi quantità di 6 citochine, che innescano una generale reazione infiammatoria, la quale può manifestarsi sotto forma di asma o allergia respiratoria, ma può anche dare origine a un evento trombotico&#8221;.<br />
La teoria degli scienziati italiani è che questo fenomeno dipenda da un processo di riprogrammazione dei meccanismi molecolari di tipo epigenetico. Questi cambiamenti nella metilazione, riflettono gli specialisti, possono anche verificarsi spontaneamente, fisiologicamente, con l&#8217;invecchiamento. &#8220;E&#8217; come se vivere esposti al traffico e allo smog ci facesse invecchiare prima&#8221;, commenta Baccarelli. Ora l&#8217;obiettivo è capire se si tratta, come sembra, di un fenomeno reversibile e se esistono dei comportamenti &#8216;protettivi&#8217;.<br />
In cantiere c&#8217;è un ambizioso progetto di ricerca: &#8220;Vorremmo seguire per 10 anni 2-3 mila persone e capire come l&#8217;inquinamento modifica punto per punto l&#8217;intero genoma umano, analizzando la metilazione. I mezzi per farlo li abbiamo e ci vorrebbero un paio d&#8217;anni per arrivare ai risultati&#8221;, assicura Baccarelli. E&#8217; già scattata la ricerca di finanziamenti. &#8220;Seguire le persone per un lungo periodo di tempo ci permetterebbe di scoprire se gli effetti dello smog si accumulano o si dissolvono quando viene rimossa la fonte di inquinamento. Non solo: vogliamo capire se una dieta particolarmente salutare può fare da scudo contro l&#8217;inquinamento anche a livello epigenetico&#8221;, annuncia lo scienziato.<br />
Stesso discorso per l&#8217;attività fisica. &#8220;Gli effetti dell&#8217;inquinamento atmosferico non si fermano all&#8217;apparato respiratorio, ma coinvolgono molti altri distretti dell&#8217;organismo, tra cui il sistema cardiocircolatorio - conclude Baccarelli - tanto che uno studio da me guidato, eseguito in Lombardia in collaborazione con il Centro trombosi del Policlinico e pubblicato su Archives of Internal Medicine nel 2008, aveva dimostrato che con un aumento di 10 microgrammi di Pm10 per metro cubo d&#8217;aria, si ha un incremento del 70% del rischio di trombosi&#8221;.</p>
<p>da: Adnkronos Salute</p>
<p>approfondimenti: <a href="http://www.paternita.eu">http://www.paternita.eu</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.paternita.eu/?feed=rss2&amp;p=70</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Gli accertamenti di Paternità</title>
		<link>http://blog.paternita.eu/?p=68</link>
		<comments>http://blog.paternita.eu/?p=68#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 04 Jul 2010 15:05:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<category><![CDATA[laboratorio accreditato test di paternità]]></category>

		<category><![CDATA[prova di paternità]]></category>

		<category><![CDATA[test di paternità]]></category>

		<category><![CDATA[test dna italia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.paternita.eu/?p=68</guid>
		<description><![CDATA[ 
Un&#8217;accertamento genetico di paternità è quanto di più avanzato oggi esista per provare l&#8217;esistenza di relazioni biologiche tra due o più individui.
www.paternita.eu
Ognuno di noi eredità un proprio patrimonio genetico dai suoi rispettivi genitori biologici. Questi infatti &#8220;trasmettono&#8221; al figlio ciascuno il 50% del proprio DNA. I test genetici si basano proprio su questo principio: [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Verdana, Arial, Helvetica; font-size: 13px;"> </span></p>
<p><em>Un&#8217;accertamento genetico di paternità è quanto di più avanzato oggi esista per provare l&#8217;esistenza di relazioni biologiche tra due o più individui.</em></p>
<p><em><a href="http://www.paternita.eu/">www.paternita.eu</a></em></p>
<p>Ognuno di noi eredità un proprio patrimonio genetico dai suoi rispettivi genitori biologici. Questi infatti &#8220;trasmettono&#8221; al figlio ciascuno il 50% del proprio DNA. I test genetici si basano proprio su questo principio: un figlio avrà metà del proprio DNA in comune con il suo padre biologico e metà in comune con la sua madre biologica. Rare mutazioni a parte, se così non fosse, significa che quei genitori non sono il padre e la madre biologici di quella persona.</p>
<p>Se il profilo genetico del figlio e del padre differiscono per due o più caratteri genetici, si potrà concludere che la probabilità di paternità è dello 0% (esclusione di paternità).</p>
<p>Se i due profili genetici sono invece compatibili, attraverso complicati calcoli statistici si arriverà ad ottenere una probabilità di paternità che, di norma, è sempre molto vicina al 99,99%. Questa percentuale sarà tanto più vicina al 100% quante saranno le &#8220;porzioni&#8221; del DNA analizzato. Testando 15 regioni del DNA, il campione del figlio, del presunto padre e della madre, si può giungere ad una probabilità di paternità superiore al 99,999%.</p>
<p>Questo valore indica che il padre presunto è &#8220;praticamente&#8221; il padre biologico e non potrà mai raggiungere il 100% matematico, come nei casi di esclusione di paternità, ma ciò non è necessario: nella giurisprudenza Italiana infatti la paternità è da considerarsi come &#8220;praticamente certa&#8221; ove la probabilità di paternità superi il valore del 99,8%.</p>
<p>Nella scelta di un <a href="http://www.paternita.eu/test_paternita.asp">laboratorio di analisi genetiche</a> è di fondamentale importanza affidarsi a personale competente affiancato da tecnologie all’avanguardia. L’accreditamento ISO17025 è prova concreta della massima qualità ed affidabilità.</p>
<p>Accreditamento è sinonimo di esperienza e competenza tecnica. Tutto lo staff della società ha almeno 7 anni di esperienza in tema di test del DNA. L’ Accreditamento è un processo che, rispettando rigidi criteri e procedure in accordo con gli standard di qualità internazionali, permette di validare la competenza tecnica di un laboratorio. In tutto il mondo l’accreditamento ISO17025 è considerato come unico elemento di valutazione circa l’affidabilità di una struttura di analisi. A differenza di una semplice certificazione, questo, impone un monitoraggio ed ispezioni sistematiche continue, sull’operato e i materiali impiegati, da parte di organismi indipendenti.</p>
<p>E’ per fornire ai nostri clienti - Certezze nell’Eccellenza del Servizio - che <a href="http://www.paternita.eu/test_paternita.asp">il nostro laboratorio</a> è accreditato ISO17025.</p>
<p>La garanzia di qualità che offriamo ai nostri Clienti è ulteriormente rafforzata dalla rigida riservatezza che copre tutto il processo di testing e a cui tutto il personale è strettamente vincolato.</p>
<p>Il nostro instancabile impegno, per garantire un servizio di qualità sempre all’avanguardia, ci viene ricompensato dalla completa soddisfazione dei nostri Clienti.</p>
<p><a href="http://www.paternita.eu/test_paternita.asp">Paternità.eu Italia</a></p>
<p>Per maggiori informazioni: <a href="http://blog.paternita.eu/">blog informativo test di paternità</a> , <a href="http://www.testdipaternita.info/">test di paternità info</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.paternita.eu/?feed=rss2&amp;p=68</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Come accertare la paternità tramite DNA.</title>
		<link>http://blog.paternita.eu/?p=66</link>
		<comments>http://blog.paternita.eu/?p=66#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 19 Jun 2010 08:48:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<category><![CDATA[accertamento di paternità]]></category>

		<category><![CDATA[aspetti legali test paternità]]></category>

		<category><![CDATA[laboratorio test paternità italia]]></category>

		<category><![CDATA[paternità.eu]]></category>

		<category><![CDATA[precisione test di paternità]]></category>

		<category><![CDATA[prova di paternità]]></category>

		<category><![CDATA[test di paternità]]></category>

		<category><![CDATA[test dna di paternità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.paternita.eu/?p=66</guid>
		<description><![CDATA[Molti, per necessità o anche per semplice curiosità, si sono sempre chiesti come funzionasse un test della paternità. In genere, soprattutto negli ultimi anni lo fanno molti extracomunitari che voglionoil ricongiungimento familiare. Ma per la maggior parte si tratta di persone o coppie con dubbi sull’origine del figlio. Spesso (circa il 20 per cento dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Molti, per necessità o anche per semplice curiosità, si sono sempre chiesti come funzionasse un test della paternità. In genere, soprattutto negli ultimi anni lo fanno molti extracomunitari che voglionoil ricongiungimento familiare. Ma per la maggior parte si tratta di persone o coppie con dubbi sull’origine del figlio. Spesso (circa il 20 per cento dei casi)  i dubbi di un genitore si sono rilevati fondati, almeno così affermano i laboratori di analisi.<br />
Sembra qualcosa di assolutamente misterioso e quasi inspiegabile questo tipo di esame. Come è possibile capire, dalla semplice analisi di cellule del DNA, che un bambino ed un uomo sono figlio e padre?</p>
<p>Il test di paternità non è invasivo e viene effettuato tramite un semplice prelievo di sangue per l’analisi del DNA. Le cellule che si vanno a studiare sono quelle estratte dai linfociti del sangue periferico, da cellule presenti nelle urine o anche tramite l’analisi di altri campioni biologici estratti e confrontati da padre a figlio</p>
<p><strong>Il test di paternità si può effettuare anche prima della nascita del bambino?</strong><br />
Sì, con cellule ricavate dal prelievo dei villi coriali e del liquido amniotico</p>
<p><strong>Ma come funziona tecnicamente?</strong><br />
Sappiamo che il DNA è costituito da strutture filamentose, dette cromosomi distribuite in 23 coppie.<br />
Quando un bambino viene concepito, inevitabilmente prenderà parte del patrimonio cromosomico del padre e parte dalla madre nella misura del 50% ciascuno. In effetti, i due gameti si ripristinano riformando le 23 coppie di cromosomi di cui è costituito il DNA.<br />
Fatta questa premessa è facile capire come funziona un test di paternità. Se vengono estratti dalla madre e dal figlio dei marker ed esaminati mettendoli a confronto con i marker del presunto padre, si può essere certi se quel bambino è figlio di quell’uomo.<br />
Se 2 o più marker non corrispondono il soggetto non è da ritenersi padre del piccolo.</p>
<p><strong>Possono risultare errori dal test del DNA di paternità?</strong><br />
L’elevato numero di marker genetici presenti e la loro distribuzione sui loci cromosomici permette di evitare errori e mostrare il risultato del test come affidabile. Il test viene effettuato prelevando del sangue degli individui, oppure tramite il prelievo di saliva con tamponi sterili.</p>
<p><strong>L’attendibilità dell’esame è molto elevata</strong>, ma comunque non è possibile escludere una minima percentuale di errore che può essere di natura casuale: scambio di campioni o anche la cattiva conservazione degli stessi.<br />
Altri agenti di cui tener conto nella possibilità d’errore sono quelli legati ad un’imperfetta valutazione dei campioni che non dipende da personale umano. Può capitare, infatti, che durante l’analisi alcuni alleli, detti silenti, non vengano tracciati in modo adeguato e che conducano ad un test che esclude la paternità, quando questa, in realtà, può davvero esserci.</p>
<p>Quando l’operatore del test si trova di fronte a questo fenomeno, pur non sapendo in realtà di cosa si tratti, può ripetere il test utilizzando metodi alternativi per essere più sicuri ed avere la massima certezza di un test negativo.<br />
Il test può anche risultare non preciso a causa di mutazioni genetiche. Può salire il dubbio che se ne sia verificata almeno una, anche quando un solo marcatore non risulti compatibile. A tal proposito si esegue il test con l’utilizzo di più marcatori che confermano, o meno, la paternità. <strong>L’affidabilità dei test, eseguiti a regola d’arte, è di oltre il 99,99 per cento</strong>. Dato che la metodologia di analisi è basata sulla statistica, il 100 per cento non si raggiunge mai, per ragioni matematiche, ma per avere la certezza basta che il risultato superi il 99,72 per cento.</p>
<p><strong>Dove e come effettuare il test</strong><br />
Per l’analisi, in commercio, sono stati introdotti dei kit appositi per la valutazione, ma è sempre bene rivolgersi a centri specializzati che possono tener conto anche della valutazione e presenza di eventuali errori o imprevisti come quelli degli alleli silenti.<br />
I nuovi macchinari sono molto sofisticati ed utilizzando sequenziatori che cercano di minimizzare al minimo la presenza di errori.<br />
Molti siti internet offrono test di paternità. Il cliente può richiedere il kit per il prelievo dei campioni, raccogliere la propria mucosa della bocca, quella del presunto figlio e della madre e spedire tutto all’indirizzo indicato sul sito. Il responso si riceve via web, con riservatezza, ma i test fatti via internet hanno solo un valore informativo. Perché il test di paternità sia valido come prova in tribunale, il prelievo dei campioni deve essere eseguito in un laboratorio.</p>
<p><strong>Cosa dice la legge</strong><br />
Il riconoscimento e il disconoscimento di paternità sono regolati dall’articolo 235 del Codice civile. Una sentenza della Corte di cassazione (266 del 2006) ha stabilito che il risultato del test di paternità basato sul dna è da solo sufficiente per il riconoscimento o il disconoscimento di un figlio. Per prelevare campioni di cellule da un minorenne è necessario il consenso di entrambi i genitori (o del tutore legale). Nel caso di figlio maggiorenne è lui  a decidere.<br />
Se un padre fa il test all’insaputa della madre del bambino, non commette alcun reato, perché la potestà genitoriale si esercita separatamente. Ma il risultato non può essere usato in tribunale</p>
<p><em>da: PianetaMamma di: Antonella diLorenzo</em><br />
Maggiori info: <a href="www.paternita.eu">www.paternita.eu</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.paternita.eu/?feed=rss2&amp;p=66</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Test di Paternità: è boom. Il monito degli esperti: non si gioca con le emozioni.</title>
		<link>http://blog.paternita.eu/?p=63</link>
		<comments>http://blog.paternita.eu/?p=63#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 13 Jun 2010 22:06:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<category><![CDATA[effe]]></category>

		<category><![CDATA[laboratorio analisi]]></category>

		<category><![CDATA[prova di paternità]]></category>

		<category><![CDATA[test di paternità]]></category>

		<category><![CDATA[test dna]]></category>

		<category><![CDATA[test genetico]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.paternita.eu/?p=63</guid>
		<description><![CDATA[Il mercato dei test di paternità è in continua crescita. Aumentano le richieste negli ospedali, nei laboratori privati, e su internet.
Per aiutarci al fare chiarezza in questa oscura quanto delicata materia, abbiamo posto qualche domanda al direttore di Paternità.eu, espressione italiana di uno dei leader internazionali nei test di genetica forense.
Direttore, di cosa si occupa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il mercato dei test di paternità è in continua crescita. Aumentano le richieste negli ospedali, nei laboratori privati, e su internet.</p>
<p>Per aiutarci al fare chiarezza in questa oscura quanto delicata materia, abbiamo posto qualche domanda al direttore di <a href="http://www.paternita.eu">Paternità.eu</a>, espressione italiana di uno dei leader internazionali nei test di genetica forense.</p>
<p><em>Direttore, di cosa si occupa la vostra struttura? Come rientrano nel vostro operato gli accertamenti di paternità?</em></p>
<p>“Paternità.eu Italia è operativa dal 2006, è l’espressione italiana di un network di esperti e laboratori che si occupano di ricerca in campo genetico. Abbiamo team che si occupano di ricerca, altri di clinica. Il nostro core business è rappresentato dalla genetica impiegata a fini di identificazione. Non solo identificazione umana ma anche di animali e vegetali. In campo veterinario, ad esempio, per la definizione di un pedigree le analisi genetiche sono molto utili. In campo alimentare altrettanto: siamo in grado di determinare se, ad esempio, una partita di frutta e verdura è effettivamente della varietà che viene dichiarata. In ambito umano i test genetici sono sempre più importanti. Ci aiutano ad esempio a determinare la predisposizione a specifiche malattie genetiche ed ad agire in forma preventiva e ci sono utili anche per l’identificazione. In caso di eredità controverse, ad esempio, è di fondamentale importanza individuare chi siano gli effettivi eredi legittimi del de cuius. Nelle procedure di ricongiungimento familiare per immigrati è obbligatorio poter dimostrare la relazione biologica esistente tra l’immigrato e la prole che si intende appunto ricongiungere con lui e che risiede nella terra d’origine. I test di paternità rappresentano soltanto una delle finalità di un’analisi genetica per scopi di identificazione; rappresentano il modo più preciso e facile per dimostrare l’esistenza di un qualunque tipo di relazione di parentela biologica tra due soggetti, quest’esigenza può derivare anche da curiosità o anche da motivazioni mediche.”</p>
<p><em>Perchè un vero e proprio boom di test di paternità fai da te?</em></p>
<p>“Fino a qualche anno fa per estrarre un profilo di DNA si utilizzava una tecnica nota come analisi dei poliformismi da lunghezza dei frammenti di restrizione (RFLP): metodica complessa, dal procedimento relativamente lungo, non sempre precisa e che oltretutto richiedeva quantitativi di DNA notevoli. L’unico modo per ottenere una quantità sufficiente di DNA per estrarne un profilo era tramite campioni di sangue. Fino a qualche anno fa le potenzialità offerte dalle analisi del dna erano sconosciute ai più ma ancora oggi molti tra i non addetti ai lavori non ne conoscono le opportunità offerte. I laboratori in grado di analizzare il DNA erano pochi ed i costi molto elevati. Oggi invece siamo dotati di apparati completamente automatizzati che permettono di estrarre un profilo DNA per fini di identificazione a partire da quantitativi di DNA davvero minimi, con livelli di precisione altissimi e costi operativi relativamente bassi. Oggi, inoltre, è sufficiente un campione di saliva per estrarne un profilo DNA del soggetto cui appartiene.<br />
Avendo fiutato il business molti sono i laboratori o presunti tali che offrono, anche online, test di paternità. La maggior parte di questi cercano di guadagnare speculando su tematiche così delicate come quelle implicate nell’esecuzione di un test genetico di paternità o parentela. Il vero problema è rappresentato dalla spesso poca affidabilità di questi fornitori che nella stragrande maggioranza non sono nemmeno laboratori di analisi. Molti di questi sono semplicemente intermediari tra l’utente finale ed un laboratorio. La maggior parte non sono nemmeno italiani anche se pubblicano sui loro siti web indirizzi di fantomatici laboratori sul territorio quando sono in realtà caselle postali o indirizzi di corrispondenza.”</p>
<p><em>Anche Paternità.eu vende i suoi test <a href="http://www.paternita.eu/test_paternita.asp">online</a>. Come fare per scegliere il partner ideale al quale affidarsi?</em></p>
<p>“Si, anche noi proponiamo i nostri accertamenti online. Abbiamo un sito ricco di informazioni e consigli tramite il quale ci possono essere rivolte domande, o richieste per l’esecuzione della maggior parte delle nostre analisi. Ai nostri clienti rispondiamo direttamente e forniamo sempre una consulenza preliminare sulle modalità di esecuzione delle analisi, sui rischi e sui risultati ottenibili così come sugli obblighi di legge. Il nostro è un laboratorio accreditato ISO17025 e lo comunichiamo con orgoglio ai nostri clienti. Questo accreditamento certifica la competenza tecnica di tutto il nostro personale in materia di analisi del dna; siamo soggetti a verifiche periodiche da parte di organismi di certificazione esterni e siamo tenuti a seguire rigide procedure per garantire la massima qualità. Tutto questo è riconosciuto a livello internazionale. Il mio personale consiglio, nel momento della scelta di un partner al quale affidarsi per il proprio accertamento di paternità, è quello di cercare una struttura che sia almeno accreditata ISO17025. Spesso si è allettati dal prezzo conveniente ma qui stiamo parlando di esiti che possono cambiare la vita: è bene essere prudenti.<br />
Gli apparati che impieghiamo per le analisi sono totalmente automatizzati con un costo di centinaia di migliaia di euro per l’uso dei quali è necessario personale altamente qualificato, non tutti i laboratori possono accedere a queste specifiche.<br />
La mia non vuole essere una promozione alla nostra struttura ma solo un mettere in guardia verso tutte quelle realtà dalla dubbia preparazione tecnica che spesso non eseguono neanche direttamente le analisi. La maggior parte degli istituti di medicina legale dei principali ospedali italiani sono in grado di eseguire accertamenti di paternità, meglio affidarsi a loro piuttosto che a strutture più o meno improvvisate, senza accreditamenti e certificazioni, spesso nemmeno italiane.”</p>
<p>Per maggiori informazioni: <a href="http://www.paternita.eu">Paternità.eu Italia</a> <a href="http://www.paternita.eu/test_paternita.asp">www.paternita.eu</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.paternita.eu/?feed=rss2&amp;p=63</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Corte di Cassazione: i nonni determinanti per la dichiarazione di paternità</title>
		<link>http://blog.paternita.eu/?p=61</link>
		<comments>http://blog.paternita.eu/?p=61#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 14:44:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<category><![CDATA[corte di cassazione]]></category>

		<category><![CDATA[dna]]></category>

		<category><![CDATA[riconoscimento di paternità]]></category>

		<category><![CDATA[test di paternità]]></category>

		<category><![CDATA[test dna]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.paternita.eu/?p=61</guid>
		<description><![CDATA[Le dichiarazioni dei nonni, contenenti implicite affermazioni sulla paternità del proprio figlio, possono essere valutate come prova nella dichiarazione giudiziale di paternità. Questo è il principio stabilito nella sentenza della Corte di Cassazione  n. 9727 del 23 aprile – 3 maggio 2010, in base alla quale la frase “Siamo diventati nonni giovani”, pronunciata alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le dichiarazioni dei nonni, contenenti implicite affermazioni sulla paternità del proprio figlio, possono essere valutate come prova nella dichiarazione giudiziale di paternità. Questo è il principio stabilito nella sentenza della Corte di Cassazione  n. 9727 del 23 aprile – 3 maggio 2010, in base alla quale la frase “Siamo diventati nonni giovani”, pronunciata alla presenza di testimoni, dai genitori del presunto papà, è stata ritenuta elemento fondante del riconoscimento della filiazione naturale.</p>
<p>I giudici della Cassazione hanno motivato tale decisione affermando che l’art. 269 c.c. non pone alcun limite in ordine ai mezzi di prova di cui il giudice dispone per addivenire alla dichiarazione di paternità, anche quando vi sia il rifiuto ingiustificato del soggetto di sottoporsi ai test ematologici, come nel caso in questione, trattandosi, nella specie, di valutare non della legittimità o meno di un prelievo funzionale alle prove genetiche del dna, ma soltanto se, ferma la inviolabilità della persona e la incoercibilità del prelievo medesimo, dalla scelta di non prestare il consenso sia lecito trarre argomenti di prova.</p>
<p>In questo particolare procedimento i vasti poteri istruttori concessi al giudice gli consentono di basare il rapporto di filiazione anche attraverso elementi probatori del tutto indiziari ed in assenza di prove specifiche circa i rapporti sessuali tra le parti: infatti, la prova della paternità naturale può essere fornita con ogni mezzo ed anche mediante la valorizzazione di elementi presuntivi che presentino i requisiti di cui all’art. 2729 c.c.</p>
<p>Né tantomeno si può affermare che il principio della libertà della prova di cui all’art. 269 secondo comma c.c., si ponga in contrasto con l’art. 30 ultimo comma della Costituzione. Tale norma consente al legislatore ordinario di fissare i limiti dell’indagine sulla presunta paternità, atteso che questa disposizione costituzionale, da coordinarsi con il primo comma dello stesso art. 30 Cost. sulla tutela dei figli anche se nati fuori dal matrimonio, trova adeguata attuazione, per quanto riguarda le limitazioni attinenti al regime probatorio, nell’ultimo comma del citato articolo 269 c.c., il quale sottrae al giudice la possibilità di fondare il suo convincimento sulla sola dichiarazione della madre o sulla esistenza di rapporti fra la madre ed il preteso padre all’epoca del concepimento.</p>
<p>Se è pur vero, quindi, che il convincimento del giudice non si può basare sulle sole dichiarazioni della madre, in ossequio all’art. 269 c.c., in assenza di un riscontro oggettivo circa l’effettivo concepimento, è altrettanto indubbio che questi possa desumere argomenti di prova dal comportamento delle parti ex art. 116 c.p.c.</p>
<p>Nel caso in questione, infatti, i giudici di merito hanno ritenuto di pronunciarsi in ordine al riconoscimento di paternità, desumendo argomenti di prova dal comportamento processuale degli stessi soggetti, ritenendo la fondatezza della domanda basata principalmente sulla condotta processuale del preteso padre, globalmente considerata e posta in adeguata correlazione con quanto affermato dalla madre, e soprattutto con le dichiarazioni dei nonni paterni.</p>
<p>La Suprema Corte, confermando la sentenza dei giudici di merito, ha accolto le motivazioni della Corte di Appello sottolineando, ancora una volta, che il principio della libertà della prova, nel procedimento per la dichiarazione giudiziale di paternità, non può tollerare surrettizie quanto apodittiche limitazioni.</p>
<p>Avv. Tiziana Izzo – Segretario A.M.I. Salerno  – da AmiAvvocati.it</p>
<p><a href="http://www.paternita.eu">www.paternita.eu </a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.paternita.eu/?feed=rss2&amp;p=61</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Al Museo di Storia Naturale il progetto didattico “Esploriamo il DNA”</title>
		<link>http://blog.paternita.eu/?p=59</link>
		<comments>http://blog.paternita.eu/?p=59#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 11 Jun 2010 14:43:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<category><![CDATA[dna]]></category>

		<category><![CDATA[gemona]]></category>

		<category><![CDATA[test di paternità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.paternita.eu/?p=59</guid>
		<description><![CDATA[04-06-2010
Nelle scorse settimane si è svolta, a richiesta delle scuole e con il consueto successo e apprezzamento, la quinta edizione di “Esploriamo il DNA” il progetto didattico organizzato dal Museo di Storia Naturale di Ferrara che, pur nelle minime disponibilità finanziare, è riuscito a procurare i kit didattici prodotti negli USA, necessari a garantire anche [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>04-06-2010<br />
Nelle scorse settimane si è svolta, a richiesta delle scuole e con il consueto successo e apprezzamento, la quinta edizione di “Esploriamo il DNA” il progetto didattico organizzato dal Museo di Storia Naturale di Ferrara che, pur nelle minime disponibilità finanziare, è riuscito a procurare i kit didattici prodotti negli USA, necessari a garantire anche quest’anno la realizzazione del progetto curato da Emanuela Cariani. Grazie alla preziosa collaborazione del Dipartimento di Biochimica e Biologia Molecolare dell’Università di Ferrara che si è reso disponibile ad ospitare l’iniziativa, quest’anno le attività si sono svolte al mammut, nell’ ampio e attrezzato laboratorio didattico della Sezione di Biochimica e Biochimica Clinica.<br />
La speciale collocazione operativa ha permesso ai 117 ragazzi, che con i loro insegnanti hanno aderito alla proposta, di simulare al meglio l’ esperienza scientifica in un contesto deputato, di prendere confidenza con delicati strumenti e attrezzature di precisione, ma anche di avere un primo approccio con l’ambiente d’ateneo. Il progetto è finalizzato infatti a favorire, oltre alla conoscenza e sperimentazione delle biotecnologie più attuali, un più consapevole orientamento universitario.<br />
Un intento, quello di stimolare un approccio diretto e concreto alle tecniche di ricerca e azione in ambito scientifico, perseguito fortemente in un contesto quale l’attuale che più che mai richiede competenze e specializzazioni scientifiche e tecnologiche, che per contro deve registrare l’incomprensibile mancata indizione della XX Settimana della Cultura Scientifica da parte del Ministero dell’Università e della Ricerca. Un appuntamento consolidato e atteso da scuole e istituzioni preposte, per promuovere e valorizzare iniziative divulgative e sperimentali dedicate.<br />
Sette le scolaresche degli istituti di secondo grado superiore di Città e provincia che, con le biologhe dell’Associazione Didò: Elena Cason, Valeria Balboni e Federica Gennari, hanno potuto sperimentare una o entrambe le biotecnologie che permettono di estrarre da poche gocce di saliva il Dna genomico umano ossia il progetto biologico che rende unico ogni individuo, o di frammentare con gli enzimi di restrizione la sequenza del Dna per ottenere un’impronta, unica e inconfondibile, rendendola visibile e comparabile con l’elettroforesi. Proprio come avviene in medicina forense per i test di paternità o nei RIS per l’individuazione del colpevole attraverso l’analisi del materiale organico raccolto sulla scena di un crimine. E ancora, per comprendere come si procede nello studio delle somiglianze e divergenze genetiche tra gli organismi, e nell’ applicazione alle diverse discipline scientifiche dall’antropologia alla botanica, alla paleontologia, all’agro-alimentare, alla zoologia.<br />
Hanno vissuto un intenso e coinvolgente giorno da biotecnologi gli allievi:<br />
> del Liceo Scientifico “Don Minzioni” di Argenta, con le insegnanti Angela Pallara, Mara Donati, Angela Gallini<br />
Hafida Arif, Esther Chantal Caivano, Ilham Cherkane, Giacomo Chiccoli, Ambra Fabbri, Gabriele Farneti, Riccardo Felletti Morelli, Arjel Hena, Fabjola Hoxha, Francesco Malaguti, Monica Mingozzi, Andrea Rossato, Marco Russo, Filippo Sandri, Andrea Tebaldi, Arianna Trentini, Francesca Viriglio della Classe 3^A</p>
<p>e Karin Arigò, Jessica Barbieri, Giulia Bragaglia, Mauro Budini, Ilaria Calzolari, Enrico Cavazzuti, Jacopo Cervi, Michele Donati, Andrea Giacometti, Martina Mancini, Caterina Mesini, Laura Orlandi, Sara Pecoraro, Veronica Pugliese, Riccardo Righini, Alessandro Tagliati, Francesco Tampieri, Giorgia Tebaldi, Amanda Travasoni, Raffaella Trombetta, Ester Verlato della Classe 4^B</p>
<p>> del Liceo Scientifico “Levi – Civita” di Codigoro, con l’insegnante Silvia Gennari<br />
Denise Bellotti, Annalisa Bertelli, Emiliana Carli, Sara Carli, Valentina Faccini, Federico Fantini, Gessica Ferroni, Cecilia Finessi, Gaia Finessi, Linda Finessi, Alice Mangolini, Giulia Napolano, Sara Patella, Veronica Petrucci, Ottavia Stagni, Giulia Tagliati, Melissa Tomasi, Giulia Tuffanelli, Claudia Turola, Michele Virdis della Classe 5^C</p>
<p>e Stefania Bellotti, Elena Bersanetti, Denise Cantelli, Patrizia Carli Ballola, Eleonora Cenacchi, Lisa Della Valle, Cinzia Felletti, Chiara Fogli, Elena Oratelli, Valentina Paglialunga, Arianna Polmonari, Gloria Ronconi, Sara Serraino, Linda Strenghetto, Valentina Tomasi, Anna Tannini della Classe 5^D</p>
<p>> dell’ ITIS “Copernico – Carpeggiani” di Ferrara, con le insegnanti Anna Maria Gavioli e Giovanna Scabbia,<br />
Michael Ambrosini, David Bejo, Luca Benetti, Alessio Canelli, Carlo Cavazzini, Nicola Farinella, Mattia Ferro, Riccardo Grassi, Nicholas Maestri, Francesco Marangon, Davide Mecenero, Elia Rimondi, Luca Rizzi, Alessandro Rossi, Luca Salinitro, Laura Sangiorgi della Classe 2^C</p>
<p>e Luca Albani, Ardit Alushi, Jacopo Aneghini, Eugenio Ballardini, Enrico Baricordi, Diego Beccati, Matteo Bergami, Mirko Borghi, Emanuele Brandoli, Francesco Bregola, Michael Brina, Francesco Cervellati, Raffaele Cirillo, Andrea Ghirardi, Enrico Ghisi, Mirco Guarnieri, Giacomo Magagnoli, Luca Maggi, Andrea Mancinelli, Luca Marcomin, Nicola Massarenti, Riccardo Mazza, Stefano Moretti, Marco Squarzoni, Michele Tamassia, Angelo Visentini, Saverio Zappaterra della Classe 2^G.</p>
<p>(testi a cura del Museo di Storia naturale, da CronacaComune.it)</p>
<p><a href="http://www.paternita.eu">www.paternita.eu</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.paternita.eu/?feed=rss2&amp;p=59</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Il padre non riconosce il mio bambino: cosa faccio?</title>
		<link>http://blog.paternita.eu/?p=57</link>
		<comments>http://blog.paternita.eu/?p=57#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 09 Apr 2010 20:49:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<category><![CDATA[riconoscimento paternità]]></category>

		<category><![CDATA[test di paternità]]></category>

		<category><![CDATA[test paternità legale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.paternita.eu/?p=57</guid>
		<description><![CDATA[Gentile Avvocato,
mi trovo nella condizione di aspettare un figlio, ma so che il padre non lo vorrà riconoscere.
A questo proposito vorrei sapere:
1) quando posso avviare la richiesta di riconoscimento di paternità, prima o dopo la nascita?
2) a chi devo rivolgermi in prima istanza per intraprendere quest&#8217;azione legale?
3) in media, quanto possono durare questo tipo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gentile Avvocato,<br />
mi trovo nella condizione di aspettare un figlio, ma so che il padre non lo vorrà riconoscere.<br />
A questo proposito vorrei sapere:<br />
1) quando posso avviare la richiesta di riconoscimento di paternità, prima o dopo la nascita?<br />
2) a chi devo rivolgermi in prima istanza per intraprendere quest&#8217;azione legale?<br />
3) in media, quanto possono durare questo tipo di cause e che costi hanno?<br />
4) se, richiesto il test del DNA, Tizio rifiuta di sottoporvisi, il giudice potrebbe ragionevolmente presupporre che il padre sia Tizio e, dunque, riconoscerlo come tale?<br />
La ringrazio per l&#8217;attenzione.<br />
P.</p>
<p>Gentile Lettrice,<br />
il caso da Lei segnalato rientra nelle previsioni degli artt.269 e ss. del Codice Civile che prevedono le ipotesi relative alla  “dichiarazione giudiziale della paternità e della maternità naturale”.<br />
Si tratta di un’azione giudiziaria da proporre nei confronti del padre del nascituro il cui scopo è quello di accertare il suo stato di genitore naturale del bambino, con tutti i diritti e doveri che ne scaturiscono (art.277 del codice civile).<br />
Rispondo per ordine alle Sue domande:<br />
1) l’art.270 del codice civile prevede che l’azione di riconoscimento di paternità naturale possa essere promossa dal genitore che ha la potestà sul minore. Questo significa che Lei può iniziare l’azione non appena nasce il bambino, in quanto è l’unica ad averne la legittima rappresentanza. L’azione è imprescrittibile e può essere promossa in qualsiasi tempo.<br />
2) L’azione deve essere esercitata davanti al Tribunale territorialmente competente;<br />
3) Date le note lungaggini della Giustizia civile, non sono in grado di poter definite i tempi, perché ciò dipende da molti fattori (ad esempio il livello di difficoltà delle prove, il carico pendente innanzi a questo o a quel Tribunale, le eccezioni sollevate dalla controparte ecc. ecc.). Per quanto riguarda i costi, per gli stessi motivi, anche qui non si può fare un preventivo certo, però tenga presente che il cittadino non abbiente (cioè con un reddito imponibile annuo inferiore ad euro 10.628,16), può essere ammesso al patrocinio a spese dello Stato: se Lei si trova in questa situazione, sceglie l’avvocato e la sua parcella sarà pagata dallo Stato, come tutte le spese occorrenti.<br />
4) L’art.269, 2° comma, prevede che la prova della paternità o maternità naturale può essere data con qualsiasi mezzo, anche se la sola dichiarazione della madre e l’esistenza di rapporti tra questa ed il presunto padre all’epoca del concepimento non costituiscono prova della paternità naturale (art.269, ultimo comma del codice civile). La prova del DNA è quella che ultimamente ha assunto il rango di prova principe per l’accertamento della paternità o maternità naturale.  Ovviamente, in mancanza di questa – che deve essere da Lei proposta quale 1° mezzo di prova – il rifiuto opposto dal soggetto che non intende sottoporsi, sarà ovviamente valutato dal Tribunale a suo sfavore, così come sancito da un recente orientamento della Suprema Corte di Cassazione che qui di seguito segnalo: “ …   Il comportamento processuale della parte può costituire anche unica e sufficiente fonte di prova e di convincimento del giudice e non solo elemento di valutazione delle prove già acquisite al processo. In partico-lare, a proposito della dichiarazione giudiziale di paternità, il rifiuto ingiustificato di sottoporsi a indagini genetico-ematologiche costituisce comportamento valutabile dal giudice, ai sensi dell&#8217;art.116, comma 2, c.p.c. e anche in assenza di prova certa, difficilmente acquisibile, di rapporti sessuali fra le parti, consente al giudice di desumere la prova della paternità da tale rifiuto, traendone la dimostrazione anche unicamente da detta condotta processuale del preteso padre, globalmente considerata e posta in correlazione con le dichiarazioni della madre…” (Cassazione civile , sez. I, 09 aprile 2009, n. 8733).<br />
Saluti ed auguri per una felice risoluzione della Sua vicenda.<br />
Avv. Antonio Dello Preite</p>
<p>da: http://www.luceraweb.eu/</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.paternita.eu/?feed=rss2&amp;p=57</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;esame del dna rivela: Tutankamon aveva un piede deforme e morì di malaria</title>
		<link>http://blog.paternita.eu/?p=55</link>
		<comments>http://blog.paternita.eu/?p=55#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 20 Feb 2010 17:47:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.paternita.eu/?p=55</guid>
		<description><![CDATA[MILANO - Il celebre faraone Tutankamon aveva un piede deforme, camminava con un bastone e aveva fattezze femminili. A consegnare alla storia il nuovo identikit del celebre faraone egiziano è stato l&#8217;atteso test del Dna condotto da ricercatori italiani, tedeschi ed egiziani, su 11 mummie, inclusa quella del sovrano bambino che morì a 19 anni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>MILANO - Il celebre faraone Tutankamon aveva un piede deforme, camminava con un bastone e aveva fattezze femminili. A consegnare alla storia il nuovo identikit del celebre faraone egiziano è stato l&#8217;atteso test del Dna condotto da ricercatori italiani, tedeschi ed egiziani, su 11 mummie, inclusa quella del sovrano bambino che morì a 19 anni per una frattura ossea che indebolì il suo sistema immunitario facendogli contrarre la malaria. L&#8217;apparenza femminea del giovane faraone ha persino fatto ipotizzare che il re fosse affetto da una forma di ginecomastia, «ma si tratta di teorie nate sulla base dei reperti archeologici e non legate alla valutazione della mummia», scrivono i ricercatori. Nessun segno di ginecomastia o della sindrome di Marfan infatti sono state riscontrate dai ricercatori, dunque l&#8217;aria vagamente effeminata tipica dei ritratti del re sarebbe solo una caratteristica dello stile dell&#8217;epoca. Al giovane faraone è stato però diagnosticato un disordine osseo, ma soprattutto gli esami hanno svelato le tracce della presenza del parassita della malaria. L&#8217;infezione potrebbe aver causato una necrosi ossea che, in abbinamento alla malaria stessa, avrebbe portato il giovane alla morte. Problemi di deambulazione del faraone sono rivelati anche dalla scoperta di bastoni nella sua tomba, aggiungono gli autori. Secondo i quali come detto, c&#8217;è la possibilità che un&#8217;improvvisa frattura, abbinata all&#8217;infezione malarica, possa aver segnato il destino di Tutankamon.</p>
<p>LINEA EREDITARIA - L&#8217;esame del genoma di Tutankamon, che ha regnato dal 1341 al 1323 avanti Cristo, ha anche finalmente definito la sua linea ereditaria: Akhenaton, il faraone che trasformò radicalmente la religione dell&#8217;antico Egitto e che governò dal 1351 al 1334 avanti Cristo, era suo padre e sua sorella era la madre. Inoltre i due feti ritrovati nella tomba del faraone sarebbero veramente suoi figli: due bimbe morte subito dopo la nascita. Questa dinastia, che si snoda sulle rive del Nilo dal 1.550 al 1.295 AC, fu una delle più potenti dell&#8217;antico Egitto. Fra le figure più note proprio Tutankamon: il giovane faraone morto nel nono anno del suo regno, a soli 19 anni, e poco noto prima che Howard Carter scoprisse la sua tomba, intatta, nella Valle dei Re nel 1922. La morte precoce del faraone, senza eredi, ha fatto fiorire nel tempo numerosi ipotesi, sviluppate a partire dai manufatti e dai ritratti ritrovati nella tomba. In passato c&#8217;è chi ha pensato a un trauma, a una setticemia, a un&#8217;embolia, ma anche a una frattura o a un avvelenamento.</p>
<p>da: Corriere.it</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.paternita.eu/?feed=rss2&amp;p=55</wfw:commentRss>
		</item>
		<item>
		<title>Addio al pap-test, i controlli sul Dna</title>
		<link>http://blog.paternita.eu/?p=53</link>
		<comments>http://blog.paternita.eu/?p=53#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 13 Feb 2010 09:39:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Uncategorized]]></category>

		<category><![CDATA[genetica]]></category>

		<category><![CDATA[test di paternità]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://blog.paternita.eu/?p=53</guid>
		<description><![CDATA[
NEWS
4/2/2010 - UNA SCOPERTA ALLE MOLINETTE DI TORINO

Addio al pap-test, i controlli sul Dna

Una ricerca: è possibile bloccare le cellule cancerogene molto prima che le lesioni degenerino nella malattia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>MARCO ACCOSSATO</p>
<p>TORINO<br />
Addio pap-test, contro i tumori al collo dell’utero arriva un esame più efficace: l’analisi del Dna. Per la prima volta uno studio condotto in nove centri di screening italiani su un campione di 94 mila 370 donne ha dimostrato che l’esame sul Dna del papilloma virus previene un numero superiore di tumori in confronto al tradizionale test citologico. Praticamente la totalità, e tutti sul nascere. La differenza sta nel fatto che l’analisi dell’«impronta» del virus consente di individuare con grande anticipo eventuali lesioni ancora nella fase pre-cancerosa. Perciò, da oggi - concludono i ricercatori - «il test dell’Hpv può diventare lo strumento principale di screening per la diagnosi precoce nelle donne di età pari o superiore ai 35 anni». </p>
<p>Lo studio è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica «Lancet Oncology»: realizzato nei centri screening di Torino, Trento, Padova, Verona, Bologna, Imola, Ravenna, Firenze e Viterbo, ha avuto come capofila il Centro per l’epidemiologia e la prevenzione oncologica dell’ospedale San Giovanni Antica Sede-Molinette di Torino. Uno studio randomizzato, coordinato dall’epidemiologo Guglielmo Ronco: «La nostra ricerca - annuncia il dottor Ronco - è la prima a mostrare una maggiore efficacia del test dell’Hpv rispetto al pap-test nel prevenire i tumori invasivi, in un Paese sviluppato dove lo screening citologico si utilizza da anni e i tumori avanzati sono già estremamente rari tra le donne che aderiscono questi screening». </p>
<p>L’esame del Dna può fare di più della «vecchia» tecnica. Soprattutto, molto prima. </p>
<p>Lo studio italiano si è svolto in due fasi, partite tra marzo e dicembre 2004 su migliaia di donne fra i 25 e i 60 anni: tutte sono state invitate a sottoporsi al controllo nei nove centri di ricerca italiani. «In ognuna delle due fasi - spiegano i ricercatori - le donne sono state assegnate casualmente ai due gruppi: nella prima, a un gruppo è stato effettuato il pap-test mentre le altre sono state sottoposte sia al pap-test sia all’analisi dell’Hpv. Nella seconda fase, un gruppo è stato sottoposto solo al pap-test, l’altro solo al test Hpv. </p>
<p>I risultati sono inequivocabili: al termine della prima serie di esami e del primo confronto i due test hanno evidenziato un numero simile di tumori invasivi: 9 nel gruppo del pap-test, 7 nel gruppo del Hpv-test associato al pap-Test. «Ma nel secondo round di esami, a distanza di tempo - sottolineano i ricercatori torinesi - nessun cancro è stato riscontrato nel gruppo sottoposto all’Hpv-test più pap-test, a fronte dei 9 rilevati nel gruppo pap-test. Il che dimostra che l’esame Hpv è più efficace perché permette di trattare con maggiore anticipo le lesioni precancerose prima che le stesse si trasformino in tumori invasivi». I risultati confermano dunque che «combinare il test Hpv con il pap-test non aumenta l’efficacia dello screening». In altre parole: «E’ sufficiente utilizzare soltanto il test Hpv». </p>
<p>Lo studio coordinato dall’epidemiologo torinese è andato oltre il raffronto fra i due tipi di esame. Ha permesso di scoprire di più: ha consentito anche di individuare la fascia d’età per la quale è opportuno sostituire il pap-test con il test dell’Hpv: «E’ nelle donne più giovani che la maggiore sensibilità del secondo esame porta a individuare un alto numero di lesioni, anche se le ragioni non sono del tutto chiare». Il che ha però una conseguenza positiva immediata: consente di evitare interventi chirurgici per rimuovere lesioni già formate. «Intervenire chirurgicamente su lesioni che avrebbero potuto scomparire con un diagnosi precocissima porta a un eccesso di trattamento e a un aumento del rischio di complicazioni in gravidanza». </p>
<p>Alla luce dei risultati di questo studio sta per partire, sotto la guida dello stesso dottor Ronco, e per i prossimi tre anni, il primo progetto nazionale di utilizzo del Dna per i test di screening. Si comincia da Torino, Ivrea, Reggio Emilia e della Provincia autonoma di Trento. «Nel frattempo - conclude l’epidemiologo coordinatore dello studio - in laboratorio si continua: lavoriamo alla ricerca di un marker biologico per distinguere se una lesione avrà più o meno possibilità di svilupparsi, e di un criterio per sapere, caso per caso, ogni quanto sottoporre le donne al nuovo test».</p>
<p>da: La Stampa.it</p>
<p>Approfondimenti: <a href="http://www.paternita.eu">Paternità.eu</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://blog.paternita.eu/?feed=rss2&amp;p=53</wfw:commentRss>
		</item>
	</channel>
</rss>
