Archive for ottobre, 2009

Le analisi di Paternità

sabato, ottobre 3rd, 2009

I risultati dei test di paternità, effettuati nel 2008 nel Nordest, hanno evidenziato che il 15% dei bimbi nati all’interno del matrimonio non sono figli di “papà”.

In pochi anni le richieste per accertamenti di paternità sono aumentate a dismisura. Boom per le richieste via internet: un pò di saliva, tutto in busta chiusa, un bonifico da poche centinaia di euro ed il gioco è fatto. L’esito è dichiarato essere certo al 99,9 %. Non è fantascienza ma è certo l’ultima frontiera dell’investigazione scientifica.
Tra i molti laboratori che operano on-line alcuni sono Italiani, altri esteri. Per districarsi nell’ardua scelta di un fornitore altamente affidabile, data l’estrema delicatezza del tema in corso d’indagine, è essenziale verificare la competenza tecnica del laboratorio cui si intende affidarsi. Uno dei parametri fondamentali è la presenza dell’accreditamento ISO17025, sinonimo non solo di preparazione specialistica in tema di analisi genetiche da parte di tutto il personale dello staff ma anche garanzia sull’impiego delle apparecchiature più avanzate per l’esecuzione delle analisi.
Ma su cosa si basa il test del DNA? Ogni persona possiede nel proprio DNA uno specifico codice che costituisce la propria “impronta digitale genetica”. Il Test di Paternità si affida proprio a questo principio: ogni individuo eredita metà del proprio patrimonio genetico dai genitori, il 50% dal padre biologico ed il 50% dalla madre biologica. Il test consiste nel confrontare le caratteristiche genetiche del figlio con quelle del presunto padre o madre che, per essere considerati legittimi genitori biologici, dovranno possedere ciascuno metà del profilo genetico presente nel figlio.

da: Paternità.eu

Test del Dna per svelare i misteri di Galileo

venerdì, ottobre 2nd, 2009

uando Galileo Galilei muore nel 1642 a Firenze nella condizione di «condannato dalla Chiesa» porta con sé nella tomba un mistero che ora astronomi, genetisti e oftalmologi cercano di sciogliere con l’esame del Dna dei suoi resti. Il genio che aveva posto i fondamenti della scienza moderna e aveva rivoluzionato l’astronomia grazie alle prime osservazioni con il cannocchiale soffriva di un grave difetto alla vista. Negli ultimi anni di vita, quasi cieco, per leggere e scrivere lo aiutava il discepolo Vincenzo Viviani. Ma — si sono sempre chiesti gli scienziati — come è riuscito a vedere quelle macchie solari, i mari lunari o i satelliti gioviani che davano ragione a Copernico diventando poi materia d’accusa per il Sant’Uffizio? E i suoi problemi spiegano anche alcuni «errori» delle rilevazioni? «La risposta arriverà dall’analisi del Dna che affronteremo su alcuni campioni prelevati dalla tomba» risponde Paolo Galluzzi, direttore del Museo di storia della scienza di Firenze. L’operazione coinvolge l’Istituto di ottica fiorentino, l’Osservatorio di Arcetri e due oftalmologi di Cambridge (Gran Bretagna) tra cui Peter Watson, presidente dell’Accademia Oftalmologica Internazionale. Per i genetisti si sono fatti avanti specialisti inglesi, «ma ne abbiamo di esperti anche tra Pisa e Firenze», nota Galluzzi. Galileo Galilei riuscì ad essere sepolto dove adesso si trova nella Basilica di Santa Croce la sera del 12 marzo 1737. Finalmente, dopo 95 anni trovava degna sistemazione uno dei geni dell’umanità in seguito all’intervento della massoneria fiorentina e del granduca Gian Gastone condividendo un atto politico mirato a circoscrivere il potere della Chiesa e restituire pienezza allo Stato. Prima, le sue spoglie erano nascoste in una celletta del campanile perché la Chiesa di Roma imp ediva una collocazione capace di magnificare l’uomo che aveva giudicato per «veemente sospetto d’eresia». Ma quando si compie il trasferimento c’è una sorpresa che mette a disagio le autorità convenute, incapaci di dare un’identità al ritrovamento, come dimostra un documento notarile scoperto da Paolo Galluzzi.

Nella tomba oltre a Galileo e al discepolo Vincenzo Viviani c’è pure lo scheletro di una giovane donna. «Riteniamo sia suor Maria Celeste, figlia amata del grande scienziato e morta giovanissima a 33 anni — nota Galluzzi —. Ma per aver certezza compiremo l’esame del Dna anche dei suoi resti». Sin da giovane, come racconta in alcune lettere, Galileo si lamenta dei suoi problemi agli occhi. L’ipotesi è che fosse vittima di una malattia genetica all’uvea che provoca alterazioni nella vista. Ora spetta ai genetisti trovare conferme o smentite. E per le stranezze o gli errori di certe osservazioni di cui ci ha lasciato prova negli schizzi? «Galileo aveva notato — racconta Galluzzi — dei rigonfiamenti laterali a Saturno che non esistono, invece degli anelli. Egli inseguiva delle idee e tendeva a vedere talvolta ciò che era nelle sue aspettative. Ad esempio immaginava di trovare dei satelliti anche intorno ad altri pianeti come li aveva individuati intorno a Giove. Inoltre ci si domanda se alcuni profili lunari da lui riprodotti corrispondano alla realtà o non siano il risultato di una deformazione ottica legata alla sua patologia». L’operazione fiorentina, che si avvia nell’Anno Internazionale dell’Astronomia voluto dall’Unesco proprio per celebrare i 400 anni dalle scoperte galileiane, richiederà tempo e fondi adeguati. «Non meno di 300 mila euro — precisa Galluzzi — ma per la storia della scienza si tratta di un chiarimento importante da raggiungere ».

da: www.paleopatologia.it