Posts Tagged ‘prova di paternità’

Gli accertamenti di Paternità

domenica, luglio 4th, 2010

Un’accertamento genetico di paternità è quanto di più avanzato oggi esista per provare l’esistenza di relazioni biologiche tra due o più individui.

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Ognuno di noi eredità un proprio patrimonio genetico dai suoi rispettivi genitori biologici. Questi infatti “trasmettono” al figlio ciascuno il 50% del proprio DNA. I test genetici si basano proprio su questo principio: un figlio avrà metà del proprio DNA in comune con il suo padre biologico e metà in comune con la sua madre biologica. Rare mutazioni a parte, se così non fosse, significa che quei genitori non sono il padre e la madre biologici di quella persona.

Se il profilo genetico del figlio e del padre differiscono per due o più caratteri genetici, si potrà concludere che la probabilità di paternità è dello 0% (esclusione di paternità).

Se i due profili genetici sono invece compatibili, attraverso complicati calcoli statistici si arriverà ad ottenere una probabilità di paternità che, di norma, è sempre molto vicina al 99,99%. Questa percentuale sarà tanto più vicina al 100% quante saranno le “porzioni” del DNA analizzato. Testando 15 regioni del DNA, il campione del figlio, del presunto padre e della madre, si può giungere ad una probabilità di paternità superiore al 99,999%.

Questo valore indica che il padre presunto è “praticamente” il padre biologico e non potrà mai raggiungere il 100% matematico, come nei casi di esclusione di paternità, ma ciò non è necessario: nella giurisprudenza Italiana infatti la paternità è da considerarsi come “praticamente certa” ove la probabilità di paternità superi il valore del 99,8%.

Nella scelta di un laboratorio di analisi genetiche è di fondamentale importanza affidarsi a personale competente affiancato da tecnologie all’avanguardia. L’accreditamento ISO17025 è prova concreta della massima qualità ed affidabilità.

Accreditamento è sinonimo di esperienza e competenza tecnica. Tutto lo staff della società ha almeno 7 anni di esperienza in tema di test del DNA. L’ Accreditamento è un processo che, rispettando rigidi criteri e procedure in accordo con gli standard di qualità internazionali, permette di validare la competenza tecnica di un laboratorio. In tutto il mondo l’accreditamento ISO17025 è considerato come unico elemento di valutazione circa l’affidabilità di una struttura di analisi. A differenza di una semplice certificazione, questo, impone un monitoraggio ed ispezioni sistematiche continue, sull’operato e i materiali impiegati, da parte di organismi indipendenti.

E’ per fornire ai nostri clienti - Certezze nell’Eccellenza del Servizio - che il nostro laboratorio è accreditato ISO17025.

La garanzia di qualità che offriamo ai nostri Clienti è ulteriormente rafforzata dalla rigida riservatezza che copre tutto il processo di testing e a cui tutto il personale è strettamente vincolato.

Il nostro instancabile impegno, per garantire un servizio di qualità sempre all’avanguardia, ci viene ricompensato dalla completa soddisfazione dei nostri Clienti.

Paternità.eu Italia

Per maggiori informazioni: blog informativo test di paternità , test di paternità info

Come accertare la paternità tramite DNA.

sabato, giugno 19th, 2010

Molti, per necessità o anche per semplice curiosità, si sono sempre chiesti come funzionasse un test della paternità. In genere, soprattutto negli ultimi anni lo fanno molti extracomunitari che voglionoil ricongiungimento familiare. Ma per la maggior parte si tratta di persone o coppie con dubbi sull’origine del figlio. Spesso (circa il 20 per cento dei casi) i dubbi di un genitore si sono rilevati fondati, almeno così affermano i laboratori di analisi.
Sembra qualcosa di assolutamente misterioso e quasi inspiegabile questo tipo di esame. Come è possibile capire, dalla semplice analisi di cellule del DNA, che un bambino ed un uomo sono figlio e padre?

Il test di paternità non è invasivo e viene effettuato tramite un semplice prelievo di sangue per l’analisi del DNA. Le cellule che si vanno a studiare sono quelle estratte dai linfociti del sangue periferico, da cellule presenti nelle urine o anche tramite l’analisi di altri campioni biologici estratti e confrontati da padre a figlio

Il test di paternità si può effettuare anche prima della nascita del bambino?
Sì, con cellule ricavate dal prelievo dei villi coriali e del liquido amniotico

Ma come funziona tecnicamente?
Sappiamo che il DNA è costituito da strutture filamentose, dette cromosomi distribuite in 23 coppie.
Quando un bambino viene concepito, inevitabilmente prenderà parte del patrimonio cromosomico del padre e parte dalla madre nella misura del 50% ciascuno. In effetti, i due gameti si ripristinano riformando le 23 coppie di cromosomi di cui è costituito il DNA.
Fatta questa premessa è facile capire come funziona un test di paternità. Se vengono estratti dalla madre e dal figlio dei marker ed esaminati mettendoli a confronto con i marker del presunto padre, si può essere certi se quel bambino è figlio di quell’uomo.
Se 2 o più marker non corrispondono il soggetto non è da ritenersi padre del piccolo.

Possono risultare errori dal test del DNA di paternità?
L’elevato numero di marker genetici presenti e la loro distribuzione sui loci cromosomici permette di evitare errori e mostrare il risultato del test come affidabile. Il test viene effettuato prelevando del sangue degli individui, oppure tramite il prelievo di saliva con tamponi sterili.

L’attendibilità dell’esame è molto elevata, ma comunque non è possibile escludere una minima percentuale di errore che può essere di natura casuale: scambio di campioni o anche la cattiva conservazione degli stessi.
Altri agenti di cui tener conto nella possibilità d’errore sono quelli legati ad un’imperfetta valutazione dei campioni che non dipende da personale umano. Può capitare, infatti, che durante l’analisi alcuni alleli, detti silenti, non vengano tracciati in modo adeguato e che conducano ad un test che esclude la paternità, quando questa, in realtà, può davvero esserci.

Quando l’operatore del test si trova di fronte a questo fenomeno, pur non sapendo in realtà di cosa si tratti, può ripetere il test utilizzando metodi alternativi per essere più sicuri ed avere la massima certezza di un test negativo.
Il test può anche risultare non preciso a causa di mutazioni genetiche. Può salire il dubbio che se ne sia verificata almeno una, anche quando un solo marcatore non risulti compatibile. A tal proposito si esegue il test con l’utilizzo di più marcatori che confermano, o meno, la paternità. L’affidabilità dei test, eseguiti a regola d’arte, è di oltre il 99,99 per cento. Dato che la metodologia di analisi è basata sulla statistica, il 100 per cento non si raggiunge mai, per ragioni matematiche, ma per avere la certezza basta che il risultato superi il 99,72 per cento.

Dove e come effettuare il test
Per l’analisi, in commercio, sono stati introdotti dei kit appositi per la valutazione, ma è sempre bene rivolgersi a centri specializzati che possono tener conto anche della valutazione e presenza di eventuali errori o imprevisti come quelli degli alleli silenti.
I nuovi macchinari sono molto sofisticati ed utilizzando sequenziatori che cercano di minimizzare al minimo la presenza di errori.
Molti siti internet offrono test di paternità. Il cliente può richiedere il kit per il prelievo dei campioni, raccogliere la propria mucosa della bocca, quella del presunto figlio e della madre e spedire tutto all’indirizzo indicato sul sito. Il responso si riceve via web, con riservatezza, ma i test fatti via internet hanno solo un valore informativo. Perché il test di paternità sia valido come prova in tribunale, il prelievo dei campioni deve essere eseguito in un laboratorio.

Cosa dice la legge
Il riconoscimento e il disconoscimento di paternità sono regolati dall’articolo 235 del Codice civile. Una sentenza della Corte di cassazione (266 del 2006) ha stabilito che il risultato del test di paternità basato sul dna è da solo sufficiente per il riconoscimento o il disconoscimento di un figlio. Per prelevare campioni di cellule da un minorenne è necessario il consenso di entrambi i genitori (o del tutore legale). Nel caso di figlio maggiorenne è lui a decidere.
Se un padre fa il test all’insaputa della madre del bambino, non commette alcun reato, perché la potestà genitoriale si esercita separatamente. Ma il risultato non può essere usato in tribunale

da: PianetaMamma di: Antonella diLorenzo
Maggiori info: www.paternita.eu

Test di Paternità: è boom. Il monito degli esperti: non si gioca con le emozioni.

domenica, giugno 13th, 2010

Il mercato dei test di paternità è in continua crescita. Aumentano le richieste negli ospedali, nei laboratori privati, e su internet.

Per aiutarci al fare chiarezza in questa oscura quanto delicata materia, abbiamo posto qualche domanda al direttore di Paternità.eu, espressione italiana di uno dei leader internazionali nei test di genetica forense.

Direttore, di cosa si occupa la vostra struttura? Come rientrano nel vostro operato gli accertamenti di paternità?

“Paternità.eu Italia è operativa dal 2006, è l’espressione italiana di un network di esperti e laboratori che si occupano di ricerca in campo genetico. Abbiamo team che si occupano di ricerca, altri di clinica. Il nostro core business è rappresentato dalla genetica impiegata a fini di identificazione. Non solo identificazione umana ma anche di animali e vegetali. In campo veterinario, ad esempio, per la definizione di un pedigree le analisi genetiche sono molto utili. In campo alimentare altrettanto: siamo in grado di determinare se, ad esempio, una partita di frutta e verdura è effettivamente della varietà che viene dichiarata. In ambito umano i test genetici sono sempre più importanti. Ci aiutano ad esempio a determinare la predisposizione a specifiche malattie genetiche ed ad agire in forma preventiva e ci sono utili anche per l’identificazione. In caso di eredità controverse, ad esempio, è di fondamentale importanza individuare chi siano gli effettivi eredi legittimi del de cuius. Nelle procedure di ricongiungimento familiare per immigrati è obbligatorio poter dimostrare la relazione biologica esistente tra l’immigrato e la prole che si intende appunto ricongiungere con lui e che risiede nella terra d’origine. I test di paternità rappresentano soltanto una delle finalità di un’analisi genetica per scopi di identificazione; rappresentano il modo più preciso e facile per dimostrare l’esistenza di un qualunque tipo di relazione di parentela biologica tra due soggetti, quest’esigenza può derivare anche da curiosità o anche da motivazioni mediche.”

Perchè un vero e proprio boom di test di paternità fai da te?

“Fino a qualche anno fa per estrarre un profilo di DNA si utilizzava una tecnica nota come analisi dei poliformismi da lunghezza dei frammenti di restrizione (RFLP): metodica complessa, dal procedimento relativamente lungo, non sempre precisa e che oltretutto richiedeva quantitativi di DNA notevoli. L’unico modo per ottenere una quantità sufficiente di DNA per estrarne un profilo era tramite campioni di sangue. Fino a qualche anno fa le potenzialità offerte dalle analisi del dna erano sconosciute ai più ma ancora oggi molti tra i non addetti ai lavori non ne conoscono le opportunità offerte. I laboratori in grado di analizzare il DNA erano pochi ed i costi molto elevati. Oggi invece siamo dotati di apparati completamente automatizzati che permettono di estrarre un profilo DNA per fini di identificazione a partire da quantitativi di DNA davvero minimi, con livelli di precisione altissimi e costi operativi relativamente bassi. Oggi, inoltre, è sufficiente un campione di saliva per estrarne un profilo DNA del soggetto cui appartiene.
Avendo fiutato il business molti sono i laboratori o presunti tali che offrono, anche online, test di paternità. La maggior parte di questi cercano di guadagnare speculando su tematiche così delicate come quelle implicate nell’esecuzione di un test genetico di paternità o parentela. Il vero problema è rappresentato dalla spesso poca affidabilità di questi fornitori che nella stragrande maggioranza non sono nemmeno laboratori di analisi. Molti di questi sono semplicemente intermediari tra l’utente finale ed un laboratorio. La maggior parte non sono nemmeno italiani anche se pubblicano sui loro siti web indirizzi di fantomatici laboratori sul territorio quando sono in realtà caselle postali o indirizzi di corrispondenza.”

Anche Paternità.eu vende i suoi test online. Come fare per scegliere il partner ideale al quale affidarsi?

“Si, anche noi proponiamo i nostri accertamenti online. Abbiamo un sito ricco di informazioni e consigli tramite il quale ci possono essere rivolte domande, o richieste per l’esecuzione della maggior parte delle nostre analisi. Ai nostri clienti rispondiamo direttamente e forniamo sempre una consulenza preliminare sulle modalità di esecuzione delle analisi, sui rischi e sui risultati ottenibili così come sugli obblighi di legge. Il nostro è un laboratorio accreditato ISO17025 e lo comunichiamo con orgoglio ai nostri clienti. Questo accreditamento certifica la competenza tecnica di tutto il nostro personale in materia di analisi del dna; siamo soggetti a verifiche periodiche da parte di organismi di certificazione esterni e siamo tenuti a seguire rigide procedure per garantire la massima qualità. Tutto questo è riconosciuto a livello internazionale. Il mio personale consiglio, nel momento della scelta di un partner al quale affidarsi per il proprio accertamento di paternità, è quello di cercare una struttura che sia almeno accreditata ISO17025. Spesso si è allettati dal prezzo conveniente ma qui stiamo parlando di esiti che possono cambiare la vita: è bene essere prudenti.
Gli apparati che impieghiamo per le analisi sono totalmente automatizzati con un costo di centinaia di migliaia di euro per l’uso dei quali è necessario personale altamente qualificato, non tutti i laboratori possono accedere a queste specifiche.
La mia non vuole essere una promozione alla nostra struttura ma solo un mettere in guardia verso tutte quelle realtà dalla dubbia preparazione tecnica che spesso non eseguono neanche direttamente le analisi. La maggior parte degli istituti di medicina legale dei principali ospedali italiani sono in grado di eseguire accertamenti di paternità, meglio affidarsi a loro piuttosto che a strutture più o meno improvvisate, senza accreditamenti e certificazioni, spesso nemmeno italiane.”

Per maggiori informazioni: Paternità.eu Italia www.paternita.eu

La procedura del Test del di Paternità

mercoledì, settembre 9th, 2009

Il test DNA di paternità sta diventando sempre più determinante per studiare i legami genetici tra gli individui e allo stesso tempo è un metodo estremamente accurato e preciso per individuare le persone e le relazioni di parentela che intercorrono tra esse. Il processo stesso è portato avanti in laboratori specializzati con controlli rigorosi e regole che garantiscono assenza di contaminazione incrociata e risultati di elevata accuratezza.

Test del DNA di questo livello sono in grado di fornire con estremo grado di accuratezza qualsiasi relazione biologica che possa esistere, in modo particolare nel caso paternità controversa, dove sono fornirti sia i campioni del padre che della madre.

La preparazione per il Test DNA di Paternità e la raccolta dei campioni

Normalmente il kit per il Test del DNA di paternità viene spedito alla persona che ne ha fatto richiesta direttamente dalla società a cui è stato inoltrato l’ordine. La prima fase del test è la raccolta dei campioni di tutti coloro che si sottopongono all’esame. Nella maggioranza dei casi questo significa la madre, il padre (presunto) e il figlio in questione. I campioni sono prelevati mediante dei tamponi orali che raccolgono cellule che poi vengono fatte seccare e passate al laboratorio per le analisi.

Nella preparazione del campione, per garantire l’assoluta affidabilità dei risultati, è molto importante fare attenzione che il cotone del tampone non tocchi mai nessun’altra superficie, comprese le proprie mani e che il kit contenga sufficienti tamponi per tutte le persone coinvolte nel test. Premendo bene il tampone all’interno della guancia, dietro le labbra e nella zona della lingua si ottiene un campione il più attendibile possibile dalla bocca. In seguito si lascia asciugare il tampone per circa un’ora e poi si sigilla il campione accuratamente prima della collazione e della spedizione.

Analizzare i campioni

Dopo che i campioni sono stati raccolti ed etichettati, devono essere inviati al laboratorio per l’analisi del DNA. In questa fase, i campioni saranno esaminati singolarmente e sarà estratto il DNA dalle cellule presenti in ciascun campione e i risultati dei vari profili del DNA saranno comparati.

La persona che analizza i risultati cercherà una separazione del 50/50 tra gli alleli contenuti nel DNA del figlio e quelli trovati in suo padre e sua madre. Dal momento che si possono ereditare solamente geni che appartengono già ad uno o entrambi i genitori, non è possibile che il corredo genetico del figlio contenga alleli che non siano presenti nel DNA dei genitori. In questo modo diventa evidente l’esistenza di un legame genetico tra coloro che si sono sottoposti al test. Inoltre i risultati sono esaminati con i sistemi appropriati e si raggiunge una soluzione solo dopo aver analizzato i 16 locus che sono usati come modello per la comparazione dei corredi genetici.

Ricevere i risultati del Test DNA di Paternità

Una volta completato il test del DNA, il risultato viene inviato agli interessati via email, lettera, fax o nella modalità precedentemente concordata. Il resoconto del test del DNA dovrebbe mostrare il profilo individuale di ciascuna persona che ha sottoposto un proprio campione per il test di paternità. Il risultato dovrebbe anche esprimere la percentuale di probabilità della relazione biologica dichiarata, per esempio nel caso di test genetici di paternità la percentuale supera normalmente il 99.99%.

Non c’è dubbio a riguardo – il test del DNA è qua a dimostrarlo. Mentre da un lato la maggioranza delle persone non sa come funziona un test del DNA, probabilmente è una buona idea guadagnare sul piano della conoscenza, dando informazioni sulla modalità di funzionamento dei test e della sua influenza sulle nostre vite negli anni avvenire. Viste le crescenti richieste di database sempre più vasti e completi per la prevenzione del crimine, il test e le analisi del DNA sono destinate a rimanere per lungo tempo all’avanguardia del dibattito civile tra libertà e interessi di stato.

Le cinque cose più importanti da sapere sui test di paternità.

mercoledì, settembre 9th, 2009

Grazie alle innovazioni nel campo dell’ingegneria genetica e del DNA e una maggiore consapevolezza da parte del pubblico, mai prima d’ora c’è stata così tanta informazione sui test del DNA; tuttavia ci sono ancora moltissime idee sbagliate e non si conoscono ancora tutte le informazioni complete a riguardo.

Vi raccomandiamo di leggere con attenzione le seguenti domande che sono tra le più frequenti da parte di chi decide di intraprendere la procedura per un test del DNA.

1. Questo è il metodo più accurato per determinare relazioni biologiche?

Un test del DNA è il metodo più accurato per determinare la relazione biologica tra un presunto padre o una presunta madre e loro figlio. In passato veniva usata l’analisi dei gruppi sanguigni come metodo di screening, ma l’esame del DNA ha superato di gran lunga questo metodo in accuratezza e precisione; nel caso dei test di paternità, l’esame del DNA può dare dei risultati di esclusione certi al 100% e risultati di probabile inclusione superiori al 99.9%.

2. Che differenza c’è tra un Test di Paternità informativo e un Test di Paternità legale?

La differenza tra un Test di Paternità informativo (chiamato anche test di curiosità) e un Test di Paternità Legale non è il risultato né tantomeno il modo in cui il DNA viene analizzato. La differenza consiste nella modalità di raccolta dei campioni. Per un Test di Paternità informativo è sufficiente ordinare online un kit per il test e dopo averlo ricevuto per posta, raccogliere personalmente i campioni.

Il kit include i tamponi orali per prelevare la saliva e le cellule dalla guancia, i documenti per il consenso e per la etichettatura e un foglietto illustrativo con istruzioni, termini e condizioni. Una volta che i campioni sono stati raccolti con cura, seguendo le indicazioni richieste, si spediscono al laboratorio per le analisi e si aspettano i risultati.

Per un Test di Paternità legale, la raccolta dei campioni deve seguire una rigorosa procedura vigilata. Tutti i campioni devono essere raccolti e documentati da una terza parte indipendente, non in causa (è preferibile un medico qualificato o un’infermiera) che verificherà e autenticherà i campioni sotto la propria responsabilità.

L’effettivo risultato della paternità in termini di relazione biologica non cambia, ma è fondamentale l’identificazione dei campioni per poter dare valore legale ai risultati.

3. Come si sceglie il miglior laboratorio

Il modo più sicuro per sapere se si sta scegliendo il laboratorio giusto è quello di optare per un’azienda che usi dei laboratori accreditati di tipo ISO17025 e/o AABB. Questa è l’unica garanzia per ottenere risultati accurati di altissima qualità.

É importante anche assicurarsi che il risultato fornisca un profilo completo del DNA per tutti i 16 loci analizzati, insieme alla probabilità statistica di paternità. Un semplice risposta sì o no, non dovrebbe essere considerata sufficiente e attendibile.

4. Posso ordinare un Test di Paternità senza avere il campione della madre?

Il campione di DNA materno non è necessario per effettuare un test di paternità. Tuttavia, quando è possibile, è raccomandabile includerlo. In rari e specifici casi, infatti, il campione della madre garantisce risultati ancora più precisi, come nel caso di mutazione genetica. Molte società offrono il test alla madre compreso nel prezzo. Nel caso di residenza in Gran Bretagna è necessario un consenso riconosciuto dei genitori, così, nel caso sia esclusa la madre nell’indagine genetica, è necessario assicurasi di avere l’autorità per firmare il modulo di consenso.

5. Il DNA può essere ottenuto da campioni diversi?

É possibile estrarre il DNA da numerosi fonti come i capelli, il sangue, il liquido seminale e oggetti come mozziconi di sigaretta e fazzoletti. Il campione più comune e più sicuro da analizzare sono i tamponi orali, già citati. Nel caso in cui la persona non sia fisicamente presente, non sia in grado o non voglia donare il campione, allora esistono soluzioni alternative.

“TEST DI PATERNITA’: OCCORRE IL CONSENSO DELL’INTERESSATO” - Stefania SBRESSA AGNENI

lunedì, settembre 7th, 2009

Il Garante per la protezione dei dati personali il 27.11.2008 ha emesso un interessante provvedimento stabilendo che il test di paternità effettuato senza il consenso del figlio è possibile in sede giudiziaria solo se indispensabile e svolto nel rispetto delle regole. Il caso riguarda un genitore che in vista di promuovere una causa di disconoscimento di paternità aveva effettuato un’analisi genetica ad insaputa del figlio maggiorenne per verificare la reale consanguineità con lo stesso. In particolare, il legale del genitore aveva incaricato un’agenzia di investigazioni che nell’ambito delle indagini era riuscita a raccogliere due mozziconi di sigaretta fumati e gettati per terra dal figlio ignaro di essere osservato attentamente in ogni minimo gesto anche il più banale. Lo stesso, venuto a conoscenza del fatto soltanto al momento della domanda di disconoscimento della paternità promossa dal padre, si è rivolto al Garante per la protezione dei dati personali presentando reclamo concernente il trattamento di dati personali genetici che lo riguardano. Innanzitutto, il reclamante ha rappresentato che a sua insaputa è stato svolto un test immunoematologico al fine di accertare la compatibilità genetica ( c.d. test sulla variabilità individuale) e dall’esito del quale è emerso che i due soggetti non appartenevano alla linea maschile di una stessa famiglia e che, quindi, i sospetti dell’attore erano fondati. Sulla base di questi fatti il reclamante richiedeva al Garante di accertare l’illiceità della raccolta e del trattamento dei dati suddetti e di adottare ogni opportuna iniziativa intesa alla declaratoria di inutilizzabilità dei dati genetici all’interno del giudizio pendente e di ogni ulteriore attività di trattamento dei dati da parte del padre, dell’agenzia investigativa e dell’avvocato che aveva incaricato tale attività e che disponga altresì la distruzione dei campioni biologici. I reclamati, invece, nei propri atti difensivi hanno rilevato che i trattamenti effettuati erano conformi al Codice in materia ed alle autorizzazioni del Garante e che all’epoca dei fatti, ossia nell’anno 2004 non vi era una disposizione specifica tale da condizionare lo svolgimento di test immunoematologici al consenso informato dell’interessato applicando il presupposto che permette di prescindere dall’obbligo di acquisire detto consenso in caso di trattamento di dati sensibili effettuato per far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria ( art.26, comma 4, lett.c del Codice del Garante). Per la risoluzione del caso, occorre tenere presente la disciplina per la tutela dei dati genetici, ai quali, pur rientrando nella più ampia disciplina del trattamento dei dati sensibili, il legislatore ha riservato particolare attenzione per la natura delicata delle informazioni, tale da giustificare un regime differenziato e soprattutto più attento alle peculiari implicazioni che si possono porre rispetto alla tutela degli interessati. Fino al 30 marzo 2007 trovava applicazione l’autorizzazione generale n.2/2002 del Garante al trattamento dei dati idonei a rivelare lo stato di salute e la vita sessuale, integralmente confermata dalle successive autorizzazioni n.2/2004 e n.2/2005 e a partire dal 1° aprile 2007, l’autorizzazione generale al trattamento dei dati genetici rilasciata dal Garante il 22 febbraio 2007 e prevista dall’art. 90 del Codice. Nello specifico, l’autorizzazione del 2002 disponeva che “il trattamento dei dati genetici da chiunque effettuato è consentito nei soli casi previsti da apposita autorizzazione”, dettando alcune disposizioni che consentivano di ritenere autorizzato per finalità probatorie in sede giudiziaria il solo trattamento dei dati genetici dei quali fosse già stato effettuato lecitamente, sulla base dell’informativa e del consenso, un trattamento per fini di prevenzione, diagnosi o terapia nei confronti dell’interessato, ovvero per finalità scientifica. Occorre sottolineare che neppure nell’ambito del giudizio di disconoscimento della paternità poteva essere effettuato da parte dell’autorità giudiziaria un test genetico, volto a definire un rapporto di consaguineità, su campioni biologici prelevati all’interessato senza il suo consenso. Del pari, l’autorizzazione del 2007 subordina il trattamento dei dati genetici all’informativa che va resa all’interessato e che deve contenere elementi ulteriori a quelli previsti dall’art.13 del Codice ovvero informazioni aggiuntive laddove il trattamento consista nel test sulla variabilità individuale volto ad accertare la paternità o la maternità. Per questi delicati trattamenti è necessario, quindi, acquisire il consenso informato dell’interessato manifestato previamente e per iscritto, tranne il caso in cui il predetto trattamento risulti indispensabile per far valere o difendere un diritto in sede giudiziaria, imponendo anche il rispetto delle autorizzazioni generali n.4 e 6 /2005 sul trattamento di dati da parte di liberi professionisti e di investigatori privati. Quest’ultima situazione non ricorre nel caso esaminato in quanto l’indagine sulla compatibilità genetica avviata prima dell’inizio del processo non aveva una valenza determinante come confermato dal Tribunale nell’aver disposto una consulenza tecnica volta all’accertamento della paternità. In conclusione, sulla base di tali discipline normative il trattamento dei dati personali genetici in epoca sia precedente e sia successiva alla data del 30 marzo 2007 non può essere considerato lecito per il Garante.

di: Stefania SBRESSA AGNENI

No ai Test Sulla Paternità Senza il Consenso del Figlio.

lunedì, settembre 7th, 2009

Se non è indispensabile in sede giudiziaria, non si può effettuare il test sulla paternità e maternità senza il consenso del figlio. Il principio è stato ribadito dall’Autorità per la privacy affrontando il caso di un genitore, il quale, nell’ambito di indagini avviate per verificare l’effettiva consanguineità, aveva effettuato un’analisi genetica ad insaputa del figlio.

Su incarico del legale del genitore, un’agenzia di investigazioni aveva infatti raccolto due mozziconi di sigaretta gettati dal figlio maggiorenne. I campioni organici rilevati erano poi stati sottoposti, in segreto e senza informare l’interessato, a test per appurare la compatibilità genetica tra figlio e genitore. Venuto a conoscenza del fatto al momento della richiesta di disconoscimento di paternità presentata dal padre in tribunale, il figlio si era rivolto al Garante. La società d’investigazione e l’avvocato si erano difesi affermando che la legge garantirebbe la possibilità di effettuare analisi genetiche senza richiedere il consenso dell’interessato, qualora si tratti di difendere o far valere un diritto in sede giudiziaria.

L’Autorità ha ritenuto invece violati i diritti del figlio e ha vietato al genitore e al suo legale l’ulteriore trattamento dei dati genetici illecitamente raccolti.

Il Garante ha innanzitutto ricordato che la raccolta e il trattamento dei dati genetici può avvenire esclusivamente con il consenso informato, “manifestato previamente e per iscritto”, dell’interessato. Si può derogare all’obbligo del previo consenso per far valere o difendere un proprio diritto in sede giudiziaria, ma solo nel caso in cui l’accertamento sia assolutamente “indispensabile” e venga svolto nel rispetto delle regole fissate dal Garante. In particolare, l’obbligo di sottoporre all’interessato una specifica informativa nel caso in cui l’analisi dei suoi dati genetici sia volta ad accertare la maternità o paternità.

“Il test di paternità senza consenso del figlio è possibile in sede giudiziaria solo se indispensabile e svolto nel rispetto delle regole” - ha affermato Giuseppe Fortunato, relatore del provvedimento.
“Nella vicenda esaminata dall’Autorità sono emerse diverse violazioni. Dal punto di vista sostanziale, l’accertamento effettuato dal genitore non è risultato essere, sulla base di quanto dichiarato dallo stesso legale che lo assisteva, indispensabile a fini della tutela di un suo diritto in sede giudiziaria: circostanza questa che imponeva, di conseguenza, l’acquisizione del consenso del figlio.
Dal punto di vista formale, non è stata fornita all’interessato l’ informativa relativa ai test sulla paternità o la maternità“.

da: http://consulenzaprivacy.blogspot.com